Infermieri per le Emergenze

Nuclei della Toscana

 

Gestire la calamità: come funziona il Piano di emergenza di Protezione civile

1 Febbraio 2017

L’evoluzione e l’avvento della tecnologia delle costruzioni hanno amplificato il potenziale catastrofico degli eventi calamitosi poiché essi investono strutture e contesti costruiti complessi. La necessità di porsi in un assetto di difesa nei confronti di eventi non prevedibili ha spinto l’uomo a individuare da sempre misure che limitassero tali effetti disastrosi. Negli anni ’50, negli Stati Uniti, si è storicamente sviluppata la disciplina del Disaster Management, inizialmente al fine di predisporre misure necessarie per fronteggiare un eventuale attacco nucleare. Da allora, tale disciplina si è evoluta, allargando l’obiettivo alla protezione delle comunità da qualsiasi rischio e valorizzando il concetto di protezione e prevenzione, di cui le comunità sono parte attiva del processo di pianificazione in tempo ordinario e del processo di gestione al momento dell’emergenza.

La gestione di uno stato di calamità e il Piano di Emergenza di Protezione civile
Uno stato di emergenza è una variazione improvvisa e limitata delle condizioni di vita ovvero una condizione di instabilità diversa dall’equilibrio di uno stato di normalità. Emergenza e normalità sono intrecciate tra loro e a volte capovolte nei tempi di durata. Un evento calamitoso costituisce un elemento di discontinuità del processo di evoluzione umana, che si traduce con la rottura del proprio bagaglio di identità e memoria. Un evento di questo tipo viene inquadrato e considerato nel proprio sviluppo complessivo, costituito temporalmente da un prima, un durante e un dopo, che impongono una gestione delle emergenze (Disaster Management) che sia in grado di sviluppare tanto una cultura del soccorso quanto una progettualità in grado di definire in maniera scientifica i modi e le forme di intervento, secondo una visione complessiva del fenomeno.

Il Disaster Management risponde, in situazioni di emergenza, all’immediata necessità di dare una provvisoria sistemazione alla popolazione colpita e alle funzioni strategiche, sanitarie e produttive di prima necessità, infatti gli insediamenti temporanei sono una risorsa indispensabile quando si verificano eventi calamitosi che comportano un rischio elevato per la vita umana e per la perdita del tessuto edilizio, conseguenti a fenomeni naturali o per azione dell’uomo. La definizione dei campi di accoglienza è riconducibile alla fase di preparazione, in cui viene operata l’analisi dei rischi per la conoscenza della vulnerabilità, e come tale intende proporre uno strumento costruito in condizioni ordinarie per ottimizzare la risposta a un possibile evento calamitoso.

LEGGI ANCHE
La normativa antisismica delle Regioni italiane
Come sono fatti i moduli abitativi Sae per i terremotati del Centro Italia
In Italia il Disaster Management e la progettazione degli insediamenti per l’emergenza sono affidati dal 1992, alla Protezione Civile (L. n. 225/1992). La funzione principale della Protezione Civile è il soccorso alla popolazione in emergenza e negli anni le competenze del sistema si sono estese allo sviluppo della conoscenza dei rischi e alle azioni per evitare o ridurre al minimo i danni delle calamità. Pianificare il territorio e prepararlo all’emergenza significa organizzare un sistema di risorse e competenze per la gestione dei soccorsi a seguito di improvvisi eventi disastrosi. La programmazione del soccorso rientra nelle attività di preparazione indicate nel Piano di Emergenza.

La Legge 225 del 1992 definisce i criteri di programmazione del territorio e degli interventi secondo linee d’intervento semplici e flessibili, definite da protocolli standard, sintetizzate nel Piano di Emergenza di Protezione Civile (L. n. 100/2012) con procedure distinte e proprie per ciascuna tipologia di rischio; tali procedure operative si trasmettono a tutti gli organi di comando e a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica, in quello che viene chiamato Metodo Augustus. La pianificazione di emergenza si ispira ai principi di semplicità e flessibilità: il piano di emergenza è un documento in continuo aggiornamento, che deve tener conto dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi. La ricerca della flessibilità degli spazi urbani, al fine di utilizzarli come strutture abitative in caso di eventi calamitosi, delinea un ambito che coniuga le problematiche della pianificazione urbana con le problematiche legate all’emergenza; le regole del territorio devono confrontarsi con le variabili complesse che si innescano a seguito di un disastro.

Per leggere tutto l’articolo clicca qui

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

TORNA SU